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Le multe per autovelox rappresentano una fonte significativa di entrate per i comuni italiani, particolarmente rilevante dopo cinque anni di dati che mostrano un gettito complessivo superiore agli 8 miliardi di euro.
L'ammontare delle somme riscosse è aumentato progressivamente nella prima parte del periodo esaminato, per poi registrare una lieve contrazione nell'ultimo anno. Nel 2021, ancora condizionato dagli effetti dell'emergenza sanitaria sulla mobilità, il gettito si è fermato a 1,2 miliardi di euro. Dodici mesi dopo ha raggiunto quota 1,6 miliardi, salendo ulteriormente a 1,77 miliardi nel 2023. Il massimo è stato toccato nel 2024, quando le entrate hanno sfiorato i 2 miliardi, attestandosi a 1,98 miliardi. Nel 2025, invece, il totale è sceso a circa 1,90 miliardi. Il bilancio del quinquennio resta comunque superiore agli 8 miliardi di euro, confermando il peso delle multe per le finanze territoriali.
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La dimensione demografica incide sul volume complessivo delle entrate. I Comuni con più di 250 mila abitanti hanno ottenuto 2,8 miliardi di euro tra il 2021 e il 2025, mentre quelli con una popolazione compresa tra 60 mila e 250 mila residenti hanno totalizzato circa 1,4 miliardi. Un importo analogo è stato registrato nella fascia tra 20 mila e 60 mila abitanti, secondo i dati riportati dal Codacons. Le contravvenzioni contribuiscono tuttavia alle casse anche delle realtà più piccole: nei centri con meno di 5 mila residenti il gettito ha sfiorato i 500 milioni di euro, mentre per quelli tra 5 mila e 10 mila abitanti ha raggiunto 593 milioni. Per i Comuni con una popolazione compresa tra 10 mila e 20 mila persone, infine, gli introiti complessivi si sono attestati a 791 milioni di euro.
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Una quota degli incassi deriva dai controlli elettronici della velocità. Nelle 21 principali città italiane considerate nell'indagine, gli autovelox hanno generato proventi per 306,5 milioni di euro nell'arco dei cinque anni. A distinguersi è soprattutto Firenze, che occupa il primo posto con 86 milioni di euro, oltre un quarto del totale rilevato. Seguono Milano, con 52 milioni, e Genova e Bologna, entrambe vicine ai 30 milioni. Più indietro figurano Roma, con 25,5 milioni, Palermo, con 18,1 milioni, Venezia, con 15,9 milioni, e Torino, con 15,6 milioni. Tra i risultati che spiccano c'è anche quello di Potenza: i suoi 14,2 milioni di euro superano gli incassi di diversi centri più popolosi.
All'opposto, Perugia, Catanzaro e Campobasso non registrano entrate comunali riconducibili agli autovelox nel periodo considerato. L'assenza di proventi, tuttavia, non dimostra necessariamente che sul territorio non siano presenti apparecchi per il rilevamento della velocità: alcuni dispositivi possono trovarsi lungo strade gestite da Province o altri enti, ai quali spettano i relativi introiti. La graduatoria riguarda dunque le somme confluite nei bilanci dei singoli Comuni, senza comprendere necessariamente tutti i proventi generati dai controlli stradali nelle rispettive aree.
L'evoluzione degli incassi da autovelox non è stata uniforme. A Firenze, per esempio, le entrate sono passate dai 3,9 milioni di euro del 2021 ai 19,7 milioni del 2025, dopo aver superato i 23 milioni nel 2022. A Milano la tendenza è stata opposta: dai quasi 13 milioni registrati all'inizio del periodo si è scesi a 6,9 milioni nell'ultimo anno. Bologna, invece, ha visto aumentare il gettito da 4,8 milioni nel 2021 a oltre 9,2 milioni nel 2025. Queste variazioni non possono essere considerate una misura diretta del numero di infrazioni commesse dagli automobilisti. A influire sono anche la presenza e l'effettiva operatività dei dispositivi, l'intensità dei controlli e la capacità di riscuotere le sanzioni contestate.
La riforma varata dal governo introduce una revisione degli importi di numerose contravvenzioni, con l'obiettivo di alleggerire le sanzioni per diverse violazioni. Tra gli esempi indicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti figurano le multe minime, che passerebbero da 26 a 25 euro e da 42 a 40 euro. Le sanzioni attualmente fissate a 83 e 87 euro verrebbero invece entrambe portate a 80 euro. Il provvedimento contempla inoltre la sospensione dell'adeguamento automatico biennale degli importi all'inflazione. Sono previste, parallelamente, disposizioni più severe per alcuni comportamenti particolarmente pericolosi. Le nuove regole, tuttavia, non sono ancora in vigore. Nelle stime diffuse dal ministero a settembre, la revisione delle sanzioni era stata associata a una riduzione media degli importi nell'ordine del 7%, pur con differenze tra le singole violazioni. Questa percentuale non implica necessariamente una contrazione equivalente degli incassi: il gettito dipende anche dalla quantità e dalla tipologia delle infrazioni accertate, oltre che dalle somme effettivamente riscosse.
È proprio la possibile riduzione delle entrate a preoccupare il Codacons. Se gli importi delle contravvenzioni diminuiranno, a parità di infrazioni contestate e di capacità di riscossione, i Comuni e gli altri enti interessati potrebbero disporre di meno risorse. La portata dell'impatto dipenderà dalle disposizioni definitive, dal comportamento degli automobilisti e dall'attività di vigilanza svolta sul territorio. Resta inoltre centrale la finalità delle sanzioni stradali: scoraggiare le condotte pericolose e favorire il rispetto delle regole, piuttosto che garantire entrate alle amministrazioni. Tuttavia, dopo un quinquennio da circa 8,5 miliardi di euro, le multe sono diventate una componente rilevante dei conti pubblici locali. Un loro ridimensionamento potrebbe quindi imporre agli enti interessati di fare i conti con minori introiti, aprendo una questione che riguarda non soltanto gli automobilisti, ma anche la gestione delle risorse comunali.
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