Primo piano sulla ricchezza in Italia: cresce la concentrazione tra i più abbienti e cala il ceto medio
Secondo uno studio della First Cisl, il 5% più ricco detiene il 50,2% della ricchezza nazionale nel 2025. Immobili in crescita contenuta rispetto all'Eurozona.
Quick Look
- Uno studio First Cisl rivela che in Italia il 5% più ricco detiene il 50,2% della ricchezza netta nel 2025.
- Gli immobili pesano per il 46% della ricchezza lorda, con aumenti di prezzo inferiori alla media Eurozona, mentre la concentrazione finanziaria è ai massimi.
AI-generated summary
Why It Matters
Il patrimonio delle famiglie italiane resta fortemente basato sugli immobili, mentre la ricchezza finanziaria è concentrata nelle fasce più abbienti.
Gli immobili hanno ancora un ruolo rilevante nella struttura del patrimonio delle famiglie italiane, considerando che secondo l’Istat circa il 74% dei nuclei vive nella casa di proprietà.
Ebbene, il peso del patrimonio immobiliare sulla composizione della ricchezza lorda è del 46%, una percentuale inferiore rispetto al 56,9% della media dell’eurozona.
Posto 100 il valore del 2015, i prezzi delle abitazioni italiane (calcolati sulla base delle compravendite, fonte Eurostat) salgono nel 2025 a 116,1, mentre nell’area euro raggiungono 153,7.
Germania e Francia si collocano rispettivamente a 152,7 e 127,3 mentre la Spagna arriva a 180,6.
«L’aumento del valore degli immobili italiani è dunque molto più contenuto rispetto a quello registrato nelle principali economie dell’area dell’euro», si legge nello studio della First Cisl.
La ricchezza delle famiglie italiane è sempre più concentrata nelle mani della fascia più abbiente della popolazione.
Nel 2010 il 10% più ricco deteneva il 52% della ricchezza netta complessiva; al 31 dicembre 2025 la quota è salita al 60,6%.
Ancora più marcata la concentrazione al vertice: il 5% più ricco è passato dal 39,9% della ricchezza nel 2010 al 50,2% nel 2025, il livello più alto nell’eurozona ad eccezione di Austria e Lettonia.
In quindici anni la sua quota è quindi aumentata di oltre 10 punti percentuali.
La distribuzione delle singole attività finanziarie è sbilanciata verso il decile più ricco.
Il 10% più abbiente detiene il 43,4% dei depositi, il 76,7% dei titoli di debito, il 93,3% delle azioni quotate, l’82,5% delle quote di fondi comuni, il 76,9% delle assicurazioni ramo vita e il 98,3% delle azioni non quotate e delle altre partecipazioni.
La concentrazione è quindi «particolarmente elevata nelle forme di ricchezza finanziaria più direttamente collegate all’investimento e alla partecipazione ai mercati dei capitali».
Di contro i cinque decili di famiglie più povere devono far fronte al 37,9% dell’indebitamento complessivo.
Guardando poi al rapporto tra passività e ricchezza lorda il decile più povero è al 95,6%, un dato più basso di quello che si registra nella maggioranza dei Paesi dell’area dell’euro, nei quali per lo stesso decile la ricchezza è negativa.
L’indebitamento complessivo delle famiglie italiane è pari invece a circa il 10,2% dell’area dell’euro (804,7 miliardi su 7.927,7), contro il 27,4% della Germania, il 22,2% della Francia e il 9,1% della Spagna.
L’incidenza del debito italiano sul totale è in diminuzione: era l’11,1% nel 2015.
«In 15 anni la ricchezza degli italiani non è stata redistribuita: è risalita verso l’alto - sottolinea la leader della Cisl, Daniela Fumarola-.
Il 5% più ricco, un milione e 300 mila famiglie, possiede oggi la metà della ricchezza del Paese, quando quindici anni fa ne aveva il 40 per cento.
Alla metà meno abbiente, tredici milioni di famiglie, resta poco più del 7 per cento.
In mezzo c’è il ceto medio, quello che lavora, paga le tasse e tiene in piedi l’Italia, che al netto dell’inflazione ha perso tra un quarto e un terzo di ciò che aveva.
La ricchezza dei più ricchi è fatta di azioni, di quote di imprese, di titoli.
Quella di tutti gli altri è fatta della casa in cui vivono e di qualche risparmio sul conto.
Da quando le borse hanno ripreso a correre, chi aveva capitali finanziari ha visto crescere il proprio patrimonio; chi aveva soltanto la casa e uno stipendio è rimasto fermo, e l’inflazione ha fatto il resto.
Un Paese in cui conta più da chi nasci di quello che sai fare non è soltanto un Paese ingiusto: è un Paese che spreca il proprio talento, per questo non cresce».
Open Questions
- Quali politiche fiscali saranno adottate per redistribuire la ricchezza?
- Come influirà l'inflazione futura sul potere d'acquisto del ceto medio?







