
Blocchi e presidi in diverse regioni del Sud Italia per il caro gasolio e la crisi logistica
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Mancato sblocco delle risorse stanziate a maggio per il caro gasolio e rincari continui dei carburanti.
Proprio in Calabria è ufficialmente partita la protesta dei tir contro il caro carburante proclamata da Fedralog, la Federazione regionale della logistica, che andrà avanti sino al 20 di ottobre. I camion coinvolti si sono posizionati ai lati delle strade senza attuare veri e propri blocchi, al momento, sotto il controllo delle forze dell'ordine. I disagi alla circolazione però non mancheranno a causa del restringimento della carreggiata.
E' scattato nelle scorse ore, in Sicilia, lo sciopero dei tir. I camion resteranno parcheggiati nei piazzali e i semirimorchi carichi di merci non saranno ritirati dalle navi nei porti siciliani. Per cinque giorni, da oggi a martedì 20 ottobre, una parte importante del sistema dei trasporti dell'isola ha dunque deciso di fermarsi per protestare contro il caro carburante. Il Comitato autotrasportatori siciliani, guidato da Salvatore Bella, ha proclamato il fermo fino alla mezzanotte del 20.
Tir e camion degli aderenti al comitato trasporto siciliano sono fermi nei porti e non scaricano le navi e nei piazzali delle ditte. E' cominciato così lo sciopero degli autotrasportatori siciliani annunciato nei giorni scorsi per il caro carburante. Alla protesta non aderiscono le imprese di Confindustria Catania che in un primo momento aveva annunciato lo sciopero dei tir dal 16 al 22 ottobre. "L'adesione è totale - ha confermato proprio Bella, coordinatore del comitato che stamane terrà una conferenza stampa - In Sicilia non circolano mezzi pesanti. Non capiamo perchè il ministro Salvini abbia convocato le sigle che non scioperano lasciando fuori dal confronto quelle che scioperano. E' inaudito lasciare fuori gli autotrasportatori siciliani". Intanto da ieri notte, a Gela (Caltanissetta), al presidio allestito dagli agricoltori per protestare sui prezzi dei carburanti, sono fermi anche decine di tir e camion. Gli autotrasportatori che hanno fermato i loro mezzi lungo la rotonda stradale di ingresso a Gela dicono di non riuscire più a sostenere gli aumenti. "Ottomila euro in più all'anno per ogni veicolo che percorre 100 mila chilometri e un prezzo del gasolio salito a oltre 2,16 euro al litro, con un rincaro di 0,35 euro rispetto a febbraio", hanno spiegato.
È iniziata dalla mezzanotte ed è tuttora in corso la protesta dei camionisti contro il caro carburante nelle arterie autostradali delle province di Caserta e Napoli. In particolare i mezzi pesanti sono in presidio nei pressi del casello di Nola sull'autostrada A30 Caserta-Salerno, e di quello di Caianello, sull'A1 Milano-Napoli. I presidi, comunque, stanno lasciando un varco per permettere il passaggio degli altri veicoli, ma stanno creando disagi alla circolazione. Altri mezzi sono in presidio a Caserta Sud. La Polizia Stradale sta monitorando la situazione.
Le proteste sono state messe in atto anche in Basilicata dove circa cento tir stanno bloccando dalla notte il traffico pesante lungo la statale 106 ionica, all'altezza dello svincolo con la Fondovalle dell'Agri, a Scanzano Jonico, nel Materano. La mobilitazione, destinata a proseguire fino al 20 ottobre, interessa diversi snodi strategici della viabilità regionale. I presidi sono stati organizzati in particolare in corrispondenza degli incroci tra la Statale 106 e la Statale 598 Val d'Agri, a Scanzano Jonico, e tra la Ionica e la Statale 653 Sinnica, nell'area tra Rotondella e Policoro. Il blocco riguarda camion e autoarticolati, mentre viene garantito, 24 ore su 24, il transito di auto private, autobus di linea, scuolabus e mezzi di soccorso. Altri presidi sono segnalati nel Vulture Melfese, lungo la Bradanica e sulla Fondovalle del Noce.
"Sono proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria, il che rende il quadro ancora più inquietante perché significa che ci si sta muovendo nell'ambito della disperazione degli imprenditori", ha spiegato il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo. Sulla stessa linea Unatras, (Unione Nazionale delle Associazioni dell'Autotrasporto Merci) che ha parlato di "un malessere diffuso e non più sostenibile da parte delle imprese". Entrambe le associazioni hanno quindi sollecitato un intervento immediato del governo Meloni. "Chiediamo al governo una urgente convocazione ad horas delle associazioni d'autotrasporto, altrimenti dovremo ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il paese", ha sottolineato Russo. "Se non convocherà con massima urgenza un incontro si assume la responsabilità di consegnare il settore alla paralisi totale", aveva avvertito Unatras.
Alla base delle proteste c'è il mancato sblocco delle risorse stanziate già lo scorso maggio proprio per contrastare il caro gasolio "ma che ancora non sono arrivate" a destinazione. Servono, tra l'altro, "ulteriori stanziamenti", anche considerando che continua la corsa al rialzo del diesel. Dall'inizio della guerra ad oggi c'è stato "un aumento di più di 50 centesimi al litro", ha sottolineato il presidente di Conftrasporto.
Tra l'altro la crisi logistica, che sta interessando la rete di distribuzione, anche per lo sciopero della raffineria di Taranto, ha innescato un'emergenza carburanti in diverse aree del Paese, come in Puglia e Calabria. Nel foggiano quasi tutti i distributori sono a secco, a Cosenza la stragrande maggioranza delle stazioni di servizio ha completamente esaurito le scorte di benzina e diesel, gettando nel caos la mobilità urbana. Il problema si sta estendendo anche ad altre province e città, come Catanzaro, dove la maggior parte delle pompe ha finito le scorte. "Il governo Meloni intervenga subito sull'emergenza carburanti, ormai estesa a tutto il Sud", è stato il sollecito del Pd Calabria. Mentre il presidente di Confindustria Puglia, Nicola Delle Donne, ha segnalato che "molte imprese rischiano di fermarsi per la mancanza di carburante: dai trasporti alle infrastrutture e alle costruzioni".
"Le immagini delle proteste dei tir contro il caro carburanti colpiscono profondamente, perchè raccontano un'Italia che soffre. Pochi giorni fa c'erano gli agricoltori che protestavano davanti a Montecitorio. L'aumento dei prezzi dei prodotti agricoli ha raggiunto livelli insostenibili. Tutto questo dipende anche da una politica energetica sbagliata. Basta dire che è sempre colpa dell'Europa o di qualcun altro. Sono stati spesi 60 miliardi di euro pubblici, lo ha detto Giorgia Meloni, senza riuscire ad adottare un provvedimento strutturale che consentisse di ridurre la dipendenza dal gas e aumentare il peso delle energie rinnovabili. E quando Giorgia Meloni mi accusa di essere ideologico, vorrei ricordarle quello che abbiamo appena ascoltato da un pescatore, che non riesce più a pescare perchè il mare è troppo caldo. Abbiamo una siccità che sta riducendo le aree agricole destinate alla coltivazione e che contribuisce all'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari". Queste le parole, ad Agorà su Rai 3, del deputato di Avs Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde.
AI outlook — possibilities, not facts
Fermo nazionale dei trasporti
Possible · Within days

Over one hundred associations and the CGIL take to the streets in Rome for the national demonstration "La Via Maestra". At the center of the demands are work, social justice, public health and the request for peace.

High tension day in Italy due to the 'No Meloni Day' student strikes and the protest of hauliers and farmers in the South against high fuel prices, with road blocks and inconveniences.

Protests by trucks and farmers against high fuel prices in Calabria, Basilicata, Campania and Sicily. Inconveniences to road traffic, security in ports and on motorways, and fuel stations running out of stock in various areas.

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Tonight at 11pm the strike at the former Ilva in Taranto ends and the blockade on state road 106 is removed. Only the garrison on state road 7 remains.

The truck protest against high fuel prices proclaimed by Fedralog began in Calabria, Basilicata and Campania. Traffic disruptions and fuel supply problems, aggravated by farmers' mobilizations and the strike at the Eni refinery in Taranto.