Torino, Gip scarcerato dopo due notti l'uomo accusato di abusi su una 13enne: governo invia ispettori
La decisione del giudice per le indagini preliminari scatena polemiche politiche e reazioni dell'Associazione nazionale magistrati
Quick Look
- Un 42enne originario del Bangladesh è stato arrestato per aver abusato di una 13enne nel suo minimarket a Torino, ma dopo sole due notti in carcere è stato scarcerato dal Gip per aver mostrato resipiscenza e collaborazione.
- Il governo ha inviato ispettori al tribunale, mentre l'Anm critica gli attacchi esecutivi e definisce non ortodosso l'invio degli ispettori.
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Why It Matters
Il caso riguarda un uomo di 42 anni originario del Bangladesh accusato di aver abusato sessualmente di una ragazza di 13 anni nel suo minimarket a Torino, con le riprese delle telecamere interne che hanno documentato anche un altro abuso su una donna adulta poco prima.
Il caso è eclatante e suscita la dura reazione del Governo, con il Guardasigilli Carlo Nordio che invia gli ispettori e la premier Giorgia Meloni che torna ad attaccare le pronunce dei magistrati che a suo dire ostacolano la sicurezza: un 42enne originario del Bangladesh abusa di una 13enne nel suo minimarket a Madonna di Campagna, estrema periferia Nord di Torino, viene arrestato e poi scarcerato dal Gip dopo appena due notti in carcere perché «si è dimostrato collaborativo».
Il giorno dopo il fuoco di fila delle critiche arriva, però, la replica dell’Associazione nazionale magistrati, che tramite il presidente Giuseppe Tango stigmatizza con forza i «diversi attacchi scomposti da parte di autorevoli esponenti del Governo, che sono andati oltre la critica» dell’ordinanza. E bolla come «non ortodosso» l’invio degli ispettori.
Gli abusi ripresi dalle telecamere interne
La notizia, rivelata al mattino del 1° settembre sulla stampa, fa il giro dei social, suscitando rabbia e sconcerto trasversali. Anche perché la violenza - denunciata dalla 13enne che ha chiamato subito la madre e ha aspettato sul marciapiedi l’arrivo di un amico - è stata ripresa dalle telecamere, che hanno persino registrato un altro abuso, ai danni di una donna adulta, commessa dall’uomo appena 40 minuti prima.
Per il Gip l’uomo «ha mostrato resipiscenza»
Eppure, dopo due sole notti in una cella del carcere Lorusso e Cutugno e contro il parere del pubblico ministero, il fermo non è stato convalidato e il negoziante è tornato libero. Ordine del Gip, secondo il quale l’uomo ha «mostrato resipiscenza», ha consegnato lui stesso agli agenti i filmati delle telecamere interne al negozio e durante l’udienza di convalida si è detto «dispiaciuto», pur avvalendosi della facoltà di non rispondere. Per il giudice, inoltre, il «trauma dell’arresto» potrebbe rappresentare un deterrente sufficiente.
Le proteste
L’ondata di sdegno è trasversale: protestano le donne, innanzitutto, per la plateale (e purtroppo frequente) sottovalutazione della violenza e del rischio di reiterazione del reato da parte del giudice. Davanti alla questura di Torino va in scena un presidio al grido di «chiudiamo il pedomarket» promosso dai rappresentanti di Fdi, capitanati dalla vicecapogruppo alla Camera, Augusta Montaruli, e dal vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, che denunciano come «inaccettabile» il fatto che l’uomo possa tornare a lavorare come se niente fosse accaduto. I parlamentari del Pd in commissione Femminicidio parlano di «caso molto grave». Il M5S promette un’interrogazione.
La mossa di Nordio
Nordio sceglie di inviare gli ispettori al tribunale di Torino per effettuare verifiche, incassando il plauso del vicepremier leghista Matteo Salvini che ne approfitta per rilanciare la proposta della castrazione chimica. «Rilevo che la decisione del Gip rientra nell’ambito dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, su cui non posso e non devo interferire», chiarisce Nordio. «Nondimeno, tenuto conto della eccezionalità del caso e dell’allarme sociale cagionato, ho disposto l’invio di ispettori per acquisire ogni valutazione utile». L’altro vicepremier, l’azzurro Antonio Tajani, parla di «offesa a tutte le donne italiane».
Meloni: sentenza «spezza catena virtuosa»
Ma è Meloni a dare voce all’amarezza con un lungo post su Facebook. «La motivazione del giudice è: era incensurato, si è mostrato collaborativo, ha detto di essere dispiaciuto. Dispiaciuto», spiega la premier. «Parliamo, giustamente, molto di sicurezza. Si chiede, giustamente, conto al Governo di quello che non va. Però qui la domanda va fatta fino in fondo. Le leggi le abbiamo scritte, e sono più severe che mai. Le forze dell’ordine hanno fatto il loro dovere, in poche ore, benissimo. La Procura ha chiesto la misura più dura. Tutta la catena ha funzionato. E poi arriva un provvedimento che la spezza in quarantotto ore, e noi non possiamo fare niente, se non inviare gli ispettori del ministero, che è quello che stiamo facendo».
«Avanti sulla sicurezza, ma così è difficile»
Torna, da parte di Meloni, il rammarico che aveva già espresso nella conferenza stampa di inizio anno, quando aveva biasimato i magistrati che disfano il lavoro di Parlamento e forze dell’ordine. «Chi lo spiega a quella famiglia? Chi lo spiega a quel quartiere, che stanotte sa che quell’uomo è di nuovo lì? Noi andiamo avanti. Norme, uomini, mezzi, risorse. Fino in fondo. Ma così è davvero difficile. La mia totale solidarietà alla ragazza e alla sua famiglia».
La difesa delle toghe
Il 2 settembre le toghe reagiscono con una nota del presidente Tango, nella quale innanzitutto si ricostruisce la vicenda («Un magistrato – il sostituto procuratore di Torino – davanti a un’odiosa violenza sessuale, ovvero il palpeggiamento di una ragazzina di 13 anni, ha chiesto il carcere per un uomo accusato di aver commesso il fatto. Un altro magistrato, il giudice per le indagini preliminari, ha disposto invece un’altra misura cautelare, ovvero l’obbligo di firma») sottolineando che il provvedimento «ovviamente si può criticare, ma soprattutto si può contestare secondo quanto previsto dalle stesse regole procedurali, ricorrendo al tribunale del Riesame ed eventualmente in Cassazione».
Invio degli ispettori «atto non ortodosso»
Insomma, continua Tango, «non è una decisione definitiva. Non è neanche una sentenza, oltre a non essere né una condanna né un’assoluzione». Davanti a questo quadro - è l’affondo - «sono stati diversi gli attacchi scomposti da parte di autorevoli esponenti del Governo, che sono andati oltre la critica. Ed è questo che stigmatizziamo con forza, così come riteniamo del tutto non ortodosso l’invio degli ispettori che non hanno il compito di valutare il merito dei singoli procedimenti»
What to Watch
AI outlook — possibilities, not facts
Il tribunale del Riesame o la Cassazione potrebbero annullare la decisione del Gip e disporre la custodia cautelare in carcere
Possible · Within weeks
Il governo potrebbe introdurre iniziative legislative per limitare la discrezionalità dei giudici nei casi di violenza sessuale su minori
Possible · Within months
Open Questions
- Quali saranno le conseguenze dell'ispezione ministeriale al tribunale di Torino?
- Il Gip subirà conseguenze disciplinari per la sua decisione?
- La vittima riceverà adeguato supporto psicologico e protezione?
- L'uomo scarcerato sarà sottoposto a misure di allontanamento o controllo?







