
Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha ufficializzato le sanzioni contro la Corte Penale Internazionale. L'UE, i Paesi Bassi e l'Italia ribadiscono il sostegno all'istituzione, mentre Israele plaude alla decisione.
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Gli Stati Uniti contestano il mandato d'arresto della CPI contro Benjamin Netanyahu per crimini a Gaza. La Corte è un'istituzione indipendente creata dal trattato di Roma.
La decisione, minacciata da tempo, è stata resa ufficiale dal Dipartimento del Tesoro. Il segretario di Stato Rubio: "Vieteremo le transazioni con questo tribunale canaglia". L'Ue: "Pronti a mobilitarci". L'Italia conferma la fiducia nella Corte: "Contrari alle sanzioni americane"
Gli Stati Uniti hanno annunciato tramite il Dipartimento del Tesoro la decisione di imporre sanzioni alla Corte Penale Internazionale. La stretta, minacciata da tempo, diventa ufficiale proprio nel giorno dell'assegnazione del Nobel per la Pace a Navi Pillay, ex giudice della Corte.
Rubio: "Tribunale canaglia"
Il segretario di Stato Marco Rubio ha commentato l'annuncio delle sanzioni definendo la Corte un "tribunale canaglia" e spiegando che gli Usa vieteranno le transazioni con essa "tagliandone le risorse e paralizzandone la capacità operativa". Rubio ha aggiunto: "Il presidente Trump non permetterà mai alla Corte Penale Internazionale di perseguire cittadini americani".
Netanyahu: "Cpi minaccia mortale per le democrazie"
A esprimere soddisfazione per l'annuncio arrivato da Washington è il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: "La Cpi non è un tribunale. È un organo politico che rappresenta una minaccia mortale per le democrazie rispettose della legge in tutto il mondo e per l'idea stessa di sovranità nazionale", si legge in una nota pubblicata dal suo ufficio sui social media.
Gli Usa contro la Corte Penale
Washington ha sanzionato diversi alti funzionari della Cpi e sta valutando l’introduzione di sanzioni contro l’intera istituzione. Gli Stati Uniti contestano il mandato d’arresto emesso dalla Corte nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, stretto alleato di Washington, con l'accusa di crimini commessi a Gaza. Il presidente americano Donald Trump aveva già esortato i 125 Paesi membri della Corte a ritirarsi dall’istituzione, che ha accusato di essere "fuori controllo".
La replica della Corte Penale Internazionale
Attraverso un comunicato stampa, la Corte penale internazionale "respinge con fermezza le sanzioni Usa", descrivendole come un "passo senza precedenti" che segue una serie di provvedimenti sanzionatori nei confronti di tredici giudici e procuratori indipendenti impegnati nella causa della giustizia. "La Corte continuerà a svolgere pienamente il suo mandato, con indipendenza e imparzialità, agendo solo sulla base della legge e delle prove, per il bene delle innumerevoli vittime di crimini gravi", ha dichiarato la presidente della CPI, Tomoko Akane. "Questa misura prende di mira un'istituzione giudiziaria indipendente, creata da un trattato e incaricata da 125 Stati parte di indagare e perseguire i crimini di genocidio, i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e il crimine di aggressione", scrive l'istituzione. "La sanzione mira a interrompere le attività della Corte e a intimidire coloro che lavorano per essa o collaborano con essa. La Corte, dal canto suo, non si lascerà intimidire". Le sanzioni, secondo la Corte, rappresentano "un tentativo di ostacolare il corso della giustizia e di impedire alla Corte di svolgere il compito per cui è stata creata. È un attacco allo Stato di diritto e alle fondamenta stesse dell'ordinamento giuridico internazionale, che mina il principio secondo cui nessuno è al di sopra della legge". Infine, l'auspicio: "La Corte invita gli Stati a continuare ad adottare misure concrete, anche per garantire che la Corte continui ad avere i mezzi necessari per proseguire il suo lavoro. Non si tratta solo di difendere una singola istituzione, ma di salvaguardare l'ordine internazionale fondato sullo Stato di diritto. Nessuno dovrebbe essere punito per aver servito la causa della giustizia". "La storia giudicherà questo momento. Le generazioni future, e soprattutto le vittime delle atrocità di massa, si chiederanno come abbiamo reagito quando un'istituzione creata per proteggerle è stata attaccata. Si chiederanno se la Corte ha tenuto duro e se la comunità internazionale ha difeso i principi che ha proclamato o se ha permesso che venissero abbandonati sotto pressione", conclude l'istituzione.
La difesa dei Paesi Bassi
I primi a muoversi in difesa della Corte dopo l'annuncio della notizia sono stati i Paesi Bassi, Stato in cui la Corte Penale Internazionale ha sede: "Proteggeremo mattone dopo mattone" la Corte penale internazionale "quando sarà necessario", ha detto durante la sua conferenza stampa settimanale il premier olandese Rob Jetten. Il primo ministro ha spiegato che i Paesi Bassi stanno lavorando dietro le quinte, sul piano diplomatico, per far comprendere a Washington che sanzioni severe contro la Corte danneggerebbero le relazioni transatlantiche. Jetten ha inoltre precisato che diversi Paesi stanno lavorando a proposte di riforma della Cpi, che giudica le persone accusate di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. "E il messaggio rivolto agli americani è anche questo: partecipate a questo dialogo ed evitate un’ulteriore escalation", afferma Jetten. In quanto Paese ospitante, i Paesi Bassi hanno una responsabilità particolare nei confronti della Corte, sancita da un "accordo" firmato nel 2008. In un discorso dai toni insolitamente duri pronunciato il mese scorso davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Jetten aveva promesso di difendere la giurisdizione "nel mio Paese, nella mia città": "Come si può essere contrari al perseguimento dei crimini più efferati? Credo che possa esserci una sola risposta: 'la Cpi non si tocca'", aveva dichiarato Jetten.
Türk (Onu): "Sanzioni inaccettabili"
Anche l'Alto commissario dell'Onu per i diritti umani Volker Türk ha condannato le nuove sanzioni contro la Corte penale internazionale: "Queste sanzioni, le ultime di una serie di misure di ritorsione contro la Cpi e il suo personale per il lavoro che svolgono ogni giorno affinché i responsabili delle più gravi violazioni dei diritti umani rispondano delle proprie azioni, sono inaccettabili", ha dichiarato in una nota.
L'Ue: "Pronti a mobilitarci"
Anche l'Ue è pronta a mobilitarsi sulla questione: "Se ci sarà urgenza, le istituzioni europee si mobiliteranno. Non si può affatto escludere che vengano convocate riunioni urgenti specificamente su questo tema", ha affermato una fonte diplomatica europea. "A livello politico è comunque un tema estremamente sensibile. Bisogna essere lucidi da un certo punto di vista: sul segnale che si manda credo che ci sia più o meno un consenso. Sulle misure da prendere, è un po' più complicato", aggiunge la fonte, in merito alla possibilità che possa essere attivato lo statuto di blocco, ovvero lo strumento che protegge gli operatori economici e le istituzioni dell'Ue dagli effetti extraterritoriali delle sanzioni imposte unilateralmente da Paesi terzi. Domenica 11 ottobre è già prevista una riunione del Coreper, il comitato che riunisce gli ambasciatori degli Stati Ue e la discussione sulle sanzioni dovrebbe essere discussa lunedì 12, secondo quanto affermato dal ministro degli Esteri belga Maxime Prevot: "Su iniziativa del Belgio, il sostegno alla Cpi sarà discusso con i miei colleghi europei degli affari esteri lunedì e al prossimo Consiglio Europeo", ha detto Prevot condannando le sanzioni Usa all'istituzione internazionale. "Insisteremo per una protezione concreta. L'indipendenza della Corte non può dipendere da chi investiga. L'Europa deve agire. Il Belgio chiede l'attivazione dello Statuto di Blocco dell'Ue per proteggere la Corte e coloro che sostengono il suo lavoro. Dobbiamo anche difendere il nostro diritto di sostenere il diritto internazionale senza che sanzioni straniere dettino le nostre scelte".
L'Italia conferma la fiducia nella Cpi: "Contraria alle sanzioni Usa"
Sette Paesi, tra cui l'Italia, hanno ribadito il loro "incrollabile sostegno" alla Corte penale internazionale, dopo le sanzioni imposte dagli Usa. "Riaffermiamo il nostro continuo e incrollabile sostegno all'indipendenza, all'imparzialita', all'integrità e alla Cpi", si legge in una nota congiunta dei ministri degli Esteri di Canada, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Regno Unito. Per quanto riguarda la posizione del nostro Paese, fonti della Farnesina avevano anticipato che l'Italia e gli altri Paesi "sostengono di voler portare avanti un dialogo costruttivo e inclusivo con gli Stati non Parte dello Statuto di Roma, come sono gli Stati Uniti". E il nostro Paese, assieme ai partner dichiara di "prendere atto con soddisfazione del lavoro svolto dalla Corte per prepararsi all'adozione di tali sanzioni, affinché la Corte possa continuare ad adempiere al proprio mandato ai sensi dello Statuto di Roma". L'Italia, quindi, "ribadisce il suo incondizionato sostegno affinché la Corte possa farlo".
AI outlook — possibilities, not facts
Riunione del Coreper per discutere le sanzioni il 12 ottobre.
Very likely · Within days

The Swiss government must decide on the payment of 1.5 million francs for the treatment of 12 young Italians injured in the Constellation fire in Crans-Montana. The issue, promised as resolved by the resigning Guy Parmelin, remains stalled.

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