
A dieci anni dal sisma, la comunità si riunisce nel ricordo mentre la premier Meloni promette continuità nella ricostruzione dell'Appennino centrale.
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Il 24 agosto 2016 un terremoto di magnitudo 6 ha colpito Amatrice e il Centro Italia, causando 299 vittime e ingenti danni strutturali. La ricostruzione è stata segnata da ritardi burocratici e difficoltà logistiche.
Amatrice ha ricordato con una fiaccolata silenziosa e 239 rintocchi di campana, uno per ogni vittima di quella notte di dieci anni fa, quando il borgo della provincia di Rieti fu quasi interamente raso al suolo da un terremoto di magnitudo 6. Erano da poco passate le 3.36 quando l'allora sindaco, Sergio Pirozzi, disse alle Tv cosa aveva davanti ai suoi occhi: "Amatrice non c'è più".
Oggi il paese all'ombra dei monti della Laga tenta con tenacia di risorgere dalle sue macerie dalle sue macerie, senza dimenticare i nomi di coloro che dalla notte del 24 agosto 2016 non ci sono più, elencandoli nel silenzio. "Per la decima volta - hanno detto durante la veglia le voci che si alternano al microfono - vogliamo ancora essere qui semplicemente per dire che ci siamo, ci siamo per chi non c'è più, ci siamo per chi c'è ancora e ci siamo per questa terra che ha diritto a rinascere e a brillare di nuovo di luce propria, per la sua bellezza, per la sua storia e per la sua tradizione, e non perché vittima di un terremoto".
Ciò che rimane si scorge nel buio, mentre un lungo serpentone di cittadini e familiari delle vittime attraversa con in mano una fiaccola il 'ground zero': il nuovo corso che gira intorno alla torre civica, rimasta miracolosamente al suo posto, ma anche il confine tra il nuovo e il vecchio paese che lentamente sta rinascendo. "Le fiaccole - ha letto un volontario della Croce Rossa durante la veglia - che illuminano i passi di questo piccolo pellegrinaggio, stanno a rappresentare il bisogno di luce nelle tenebre in cui l'evento del terremoto ha gettato questa comunità".
Amatrice ha ricordato così il suo dolore, nella notte peggiore della sua centenaria storia, che prima di quella sconvolgente scossa la portò a essere proclamata uno dei Borghi più belli d'Italia, e non solo per il suo piatto conosciuto in tutto il mondo. È stata la notte più intima della sua comunità. La notte del silenzio in cui neanche l'attuale sindaco, Giorgio Cortellesi, se la sente di rilasciare dichiarazioni. Il tempo delle parole sarà tra poche ore, con le celebrazioni ufficiali e la messa, alle 17, del cardinale Zuppi, alla presenza della premier Giorgia Meloni.
Meloni sui social ricorda le vittime: 'L'Appennino centrale rinascerà'
"Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016. Alle 3.36 la prima, terribile, scossa della drammatica sequenza sismica che per mesi ha sconvolto il Centro Italia, distruggendo interi borghi e colpendo un pezzo vastissimo del nostro territorio nazionale. Oggi rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime del terremoto e torniamo a stringerci ai loro cari, in questa giornata di ricordo e commemorazione". Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social.
"In questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo. I dati - aggiunge la premier, che nel pomeriggio sarà ad Amatrice - testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata".
"In questo cammino sono tornati a splendere anche alcuni dei simboli più significativi e identitari del territorio. Come la Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi completamente distrutta dalla scossa del 30 ottobre 2016. Altrettanto incessante - prosegue Meloni - l'impegno per sostenere la ripresa economica e sociale, essenziale per garantire che i borghi e le città colpiti dal terremoto possano continuare ad essere vivi e vitali. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E, per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. Dando ancor più forza e continuità a quel grande lavoro di squadra che, in questi anni, ha visto protagonisti tutti i livelli istituzionali nazionali e locali, insieme al tessuto economico, sociale e produttivo e ha permesso di raggiungere risultati inizialmente impensabili. L'obiettivo - conclude - rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell'Appennino centrale".

Il presidente iraniano Pezeshkian rifiuta la resa alle pressioni internazionali. Nel frattempo, MSF segnala un aumento critico delle violenze dei coloni in Cisgiordania e l'Iran minaccia ritorsioni contro chi supporta militarmente le azioni contro Teheran.

Amatrice commemora il decimo anniversario del terremoto del 24 agosto 2016 con una fiaccolata silenziosa e 239 rintocchi di campana. La comunità si stringe nel ricordo delle vittime, invocando il diritto alla rinascita del territorio.

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