
La Corte d'Appello di Roma conferma la condanna a 8 mesi per rivelazione di segreto d'ufficio: "Informazioni segrete fornite consapevolmente"
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La vicenda riguarda la rivelazione di informazioni riservate del Nic relative ai colloqui del detenuto Alfredo Cospito, fornite da Delmastro a Donzelli.
L'ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro "consapevole della pubblicità dei lavori assembleari, non esitò a riportare al deputato Donzelli le informazioni segrete che con tanta insistenza aveva ottenuto dal capo del Dap in vista della discussione che questi era in procinto di fare in Parlamento evidentemente ritenendo prevalente la finalità politica dell'uso di quelle informazioni (e questo a prescindere dal fatto che l'imputato sapesse che Donzelli aveva l'intenzione di utilizzarla per ledere gli avversari di partito) e confidando sul fatto che Donzelli le avrebbe riportate in Aula in modo generico (cosa che in effetti fece)". E' quanto scrivono i giudici della terza Corte d'Appello di Roma nelle motivazioni con cui il 20 maggio scorso hanno confermato per l'esponete di Fdi la condanna a 8 mesi per l'accusa di rivelazione del segreto d'ufficio sul caso dell'anarchico Alfredo Cospito.
"Né contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa - si legge nel documento di 26 pagine depositato ad agosto -, la circostanza che le informazioni furono fornite a Donzelli in Transatlantico e quindi in funzione del suo intervento in Aula di per sé dimostra la buona fede dell'imputato". Per Delmastro, il pg aveva chiesto, così come avvenuto in primo grado, l'assoluzione sollecitando la formula "perché il fatto non costituisce reato". Nelle motivazioni i giudici di secondo grado scrivono, inoltre, che "contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa ("Delmastro non è un impiegato pubblico, bensì un decisore politico") il ministro e il sottosegretario delegato - proseguono i giudici - erano parte del procedimento amministrativo e per questo obbligati al rispetto del segreto di ufficio imposto sugli atti prodromici alla valutazione del Ministro ex art. 41bis, non divulgabili a soggetti estranei al procedimento e neppure all'interessato".
Per l'Appello, inoltre, "accertata la natura segreta delle informazioni fornite da Delmastro a Donzelli, va quindi affermato che la condotta dell'imputato integra gli estremi del reato contestato perché il sottosegretario, agendo in virtù della specifica delega a lui conferita per gli affari di competenza del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e, in particolare, sulla Polizia penitenziaria, rivelò informazioni riguardanti atti e fatti funzionalmente collegati all'attività istituzionale del suo ufficio che dovevano rimanere segreti e di cui era destinatario/depositario, divulgandoli a chi non aveva diritto di riceverle". I giudici inoltre affermano che "è inverosimile che, dopo una conversazione telefonica assolutamente generica, incontrando casualmente Donzelli e in vista dell'intervento in Aula che era in procinto di fare, Delmastro fosse in grado di sciorinare a memoria il contenuto del documento del Nic proprio nella parte che interessava Donzelli".
E ancora: "emerge quindi che l'imputato rivelò a Donzelli le esatte informazioni annotate dal Nic circa i colloqui captati tra Cospito e i due detenuti, come si desume anche dall'espresso riferimento che il deputato fece, nel suo intervento, a specifici documenti ("come si può vedere dai documenti che sono presenti al ministero della giustizia") e dalla coincidenza testuale delle frasi da lui utilizzate rispetto a quelle annotate dal Nic ("devi mantenere l'andamento" "Fuori non si stannо muovendo solo gli anarchici, ma anche altre associazioni. Adesso vediamo che succede a Roma" "sarebbe importante che la questione arrivasse a livello europeo e magari ci levassero l'ergastolo ostativo")".
I giudici, infine, affermano che "nel caso in esame il deputato Donzelli che ricevette le informazioni era del tutto estraneo all'Amministrazione e in particolare a quella parte di essa deputata a gestire le procedure ex art. 41- bis e, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa non aveva titolo per riceverle neppure in sede di sindacato ispettivo".

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