Confapi: Pmi preoccupate per lo Stretto di Hormuz e l'accesso al credito
Il report sullo stato di salute delle piccole e medie imprese evidenzia timori per le forniture energetiche e una frenata negli investimenti
Quick Look
- Secondo un report di Confapi, le Pmi italiane temono più la chiusura dello Stretto di Hormuz che i dazi americani.
- Il 56% delle aziende ricorre all'autofinanziamento a causa delle difficoltà di accesso al credito, frenando gli investimenti in innovazione.
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Why It Matters
Il report di Confapi analizza lo stato di salute delle Pmi italiane nel contesto delle crisi internazionali e delle difficoltà di accesso al credito.
ROMA – La chiusura dello Stretto di Hormuz preoccupa molto di più dei dazi americani: il dato emerge dal report sullo stato di salute delle piccole e medie imprese presentato oggi da Confapi. L’impatto delle tariffe sull’export imposte da Trump infatti ha conseguenze limitate per l’87,5% delle Pmi, secondo il rapporto presentato stamane da Confapi. Ma due imprese su tre temono l’impatto delle guerre in Medio Oriente sulle forniture energetiche. E una quota simile di aziende denuncia difficoltà di accesso al credito: il 56% preferisce infatti autofinanziare i propri investimenti.
«Dalla nostra indagine – spiega il presidente di Confapi, Cristian Camisa - emerge una crescente preoccupazione per una situazione che continua a protrarsi e che si sta trasformando in un peggioramento nel secondo semestre, alimentando un clima di forte e persistente incertezza. Per le nostre imprese non c’è fattore più penalizzante dell’incertezza: quando il quadro cambia continuamente, le aziende tendono inevitabilmente a rimandare gli investimenti e a rivedere o rinviare le proprie strategie sui mercati esteri. Alle problematiche dovute alle crisi internazionali si aggiungono oggi quelle sempre più evidenti nell’accesso al credito, che rischiano di frenare ulteriormente la capacità di investimento e di crescita delle imprese».
Gli investimenti
Nelle scelte di investimento, le Pmi optano più facilmente per percorsi tradizionali: pochissime le richieste per Transizione 5.0. Nel primo semestre 2026, il 48,33% delle imprese dichiara di aver realizzato investimenti. Tra questi, il 21,39% sono interventi rilevanti orientati a crescita, innovazione e ammodernamento, il 26,94% investimenti più contenuti per mantenere competitività ed efficienza. Resta una quota del 51,67% di imprese che non ha effettuato alcun investimento.
Pochissimi gli investimenti nella transizione energetica e digitale: solo l’8,3% delle imprese dichiara di aver realizzato investimenti in questo ambito.
Le difficoltà di accesso al credito
Open Questions
- Quali misure specifiche adotterà Confapi per supportare l'accesso al credito?







