
Analisi del Ministero dell'Ambiente sulla vulnerabilità delle importazioni italiane di carburanti in caso di chiusura dello stretto.
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L'Italia dipende in modo significativo dalle importazioni di carburanti che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz, un punto di strozzatura marittima critico.
L'Italia acquista dall'estero più di metà del carburante per aerei di cui ha bisogno. E il 20% delle importazioni arriva da paesi interessati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Un'area da cui il nostro paese acquista anche una importante quantità di gasolio (il 60% dell'import), anche se in questo caso la maggiore diversificazione garantisce minori criticità.
A dare la dimensione dei potenziali rischi derivanti dalle tensioni in Medio Oriente sono i dati raccolti dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica sui fabbisogni, la produzione e le importazioni di carburanti. La dipendenza dell'Italia dall'area dello stretto marittimo tra Iran e Oman è evidente soprattutto per il jet fuel. Nel 2025, secondo i dati, il consumo nazionale di carburante per aerei è stato pari a 5,1 milioni di tonnellate, con un fabbisogno mensile di circa 400 mila tonnellate al mese e un andamento da cui appare chiara la dipendenza stagionale: consumi in calo nei mesi invernali, fino al -29% rispetto alla media registrato a febbraio, e in aumento in quelli estivi, fino al +26% di luglio.
Oltre il 50% del jet fuel necessario per soddisfare i consumi nazionali (2,6 milioni di tonnellate), l'Italia lo importa. E circa il 20% dell'import (0,5 milioni di tonnellate, pari al 10% della domanda interna) arriva da paesi interessati dalla chiusura di Hormuz (Arabia Saudita 7,6%, Emirati Arabi Uniti 7,6%, Oman 3,7%).
Le restanti importazioni derivano quasi tutte da Paesi che non hanno proprie produzioni di greggio (India, Turchia, Slovenia, Paesi Bassi, Grecia e Belgio) che quindi - si osserva nell'analisi - potrebbero risentire nella produzione di jet fuel delle mancate importazioni di greggio dai Paesi arabi. Fanno eccezione gli import da Libia e Angola, che rappresentano però solo il 5% dell'import. Anche per il gasolio i paesi che gravitano intorno allo stretto di Hormuz costituiscono una fonte importante dell'import che arriva in Italia. Da lì è arrivato circa il 60% del gasolio acquistato dal nostro paese (3 milioni di tonnellate): il 47% dall'Arabia Saudita, il 5,7% dal Kuwait, il 3,1% dagli Emirati Arabi Uniti e l'1,3% dall'Oman).
Ma il mercato del gasolio, si puntualizza nell'analisi, "presenta minori criticità del jet fuel, in quanto il mercato è più liquido e si ha una maggiore diversificazione dei paesi produttori". Nel 2025 in Italia il fabbisogno nazionale di gasolio è stato pari a 23,3 milioni di tonnellate, con un consumo medio ci circa 1,9 milioni di tonnellate al mese e un andamento anche in questo caso stagionale, con un picco estivo che tocca il +17% a luglio. L'Italia è però un esportatore netto di gasolio (ne esportiamo 7,9 milioni di tonnellate, a fronte di 5,2 milioni di tonnellate di import). Nel 2025 comunque la produzione nelle raffinerie nazionali (pari a 25 milioni di tonnellate), è stata più che sufficiente a soddisfare la domanda interna.
La chiusura dello stretto di Hormuz non ha invece impatto sulla benzina, visto che l'Italia non ne importa da quell'area. Nel 2025 il consumo nazionale di benzina è stato pari a 8,9 milioni di tonnellate e la produzione nelle raffinerie nazionali (circa 10 milioni di tonnellate) è stata più che sufficiente a soddisfare la domanda.

Gli stoccaggi europei di gas, fermi al 57% a fine luglio, rischiano di non raggiungere l'80% entro novembre. La concorrenza asiatica nell'acquisto di Gnl e i prezzi poco competitivi complicano il riempimento, rendendo necessario un possibile rialzo dei prezzi.

I prezzi del gas naturale in Europa superano i 65 euro al megawattora, toccando i massimi da cinque mesi. Il rialzo segue l'andamento del petrolio dopo le minacce di sanzioni economiche di Donald Trump contro l'Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz.

La Commissione europea rassicura sulla sicurezza dell'approvvigionamento di gas per l'inverno. Con gli stoccaggi al 62%, la portavoce Eva Hrncirova definisce la situazione stabile, nonostante il contesto globale volatile e l'impatto delle ondate di calore.

Aiel e Uncem sollecitano il Governo a estendere gli incentivi per il rinnovo delle caldaie agli impianti a legna e pellet. Il presidente Marco Bussone propone di sostituire i vecchi sistemi con tecnologie a biomassa per favorire il risparmio energetico.

Eni e Sonatrach hanno firmato un nuovo protocollo d'intesa per ampliare la cooperazione nella decarbonizzazione e nella riduzione delle emissioni in Algeria, includendo forestazione e monitoraggio del metano.

Il gas si attesta sui 61 euro al MWh ad Amsterdam, sostenuto dalle nuove sanzioni USA contro l'Iran e dal blocco dello stretto di Hormuz, registrando un rialzo settimanale del 9%.