
Secondo l'analisi di Montel, il ritardo negli stoccaggi e la concorrenza asiatica per il Gnl rendono difficile raggiungere i target invernali.
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Gli stoccaggi europei sono al 57% a fine luglio, significativamente sotto la media quinquennale. La deviazione dei carichi di Gnl verso l'Asia ha ridotto le importazioni necessarie per il riempimento.
Gli stoccaggi europei erano pieni appena al 57% a fine luglio, sedici punti sotto la media degli ultimi cinque anni. Per arrivare anche solo all’80% a novembre servirebbero oltre 140 carichi di Gnl al mese. Ma l’Asia oggi paga di più e, per attirare nuove forniture, i prezzi europei potrebbero dover superare i 60 euro/MWh.
A lanciare l’allarme è Montel, società specializzata nell’analisi dei mercati energetici europei. Dopo mesi di iniezioni deboli e minori importazioni di Gnl, l’Europa entra nella fase decisiva della campagna di riempimento con un ritardo difficile da recuperare. Secondo Montel, tra agosto e ottobre servirebbero oltre 140 navi metaniere al mese per portare gli stoccaggi almeno all’80% entro il primo novembre. Un ritmo considerato al momento molto difficile da raggiungere.
A fine luglio 2026 le riserve erano al 57%, dodici punti percentuali sotto un anno prima e sedici sotto la media quinquennale. La situazione più critica in Germania ferma al 46%. Le simulazioni di Montel indicano per il primo novembre un livello compreso tra il 69% e l’84%, a seconda del ritmo delle iniezioni e della disponibilità di Gnl. Il target europeo del 90% appare dunque fuori portata.
Tra aprile e luglio le iniezioni nette si sono fermate a 325 TWh, l’11% sotto la media quinquennale e il 18% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Montel aveva stimato la necessità di circa 130 carichi di Gnl al mese tra maggio e ottobre; tra maggio e luglio ne sono invece arrivati appena 105. Il deficit cumulato è di circa 72 carichi, equivalenti a 72 TWh di gas.
A complicare il quadro c’è la concorrenza asiatica. Dopo i record del primo trimestre, le importazioni europee di Gnl hanno rallentato con l’escalation del conflitto in Medio Oriente, toccando a luglio il minimo da quasi due anni. Alla riduzione delle forniture qatariote si è aggiunta la deviazione dei carichi statunitensi verso l’Asia. Tra marzo e luglio le consegne americane a Cina, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e India sono triplicate. A luglio, per la prima volta, le spedizioni verso questi cinque mercati hanno superato quelle dirette in Europa.
La ragione è economica. I margini ottenibili dagli esportatori americani vendendo Gnl in Asia sono stati superiori a quelli europei: a luglio, spedire un carico attraverso Suez poteva garantire fino a 5 euro/MWh in più rispetto alla consegna in Europa. Per invertire i flussi potrebbe quindi servire un nuovo rialzo delle quotazioni. Secondo Montel, il gas europeo potrebbe dover superare i 60 euro/MWh per sottrarre abbastanza Gnl ai compratori asiatici nella parte restante della stagione di iniezione.
Pesa anche il segnale degli spread stagionali negativi sul TTF. I contratti estivi sono rimasti costosi per gli effetti della crisi mediorientale, mentre quelli invernali scontano un possibile miglioramento dell’offerta. Viene così meno l’incentivo ad acquistare gas in estate, stoccarlo e rivenderlo in inverno. Una situazione che potrebbe avere conseguenze strutturali: il basso utilizzo di grandi siti tedeschi come Rehden, in Bassa Sassonia, e Breitbrunn, in Baviera, ha già alimentato il dibattito sulla possibile chiusura di alcuni impianti.
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Possibile aumento dei prezzi del gas sopra i 60 euro/MWh.
Likely · Within months

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