
Le trattative tra Washington e Ottawa si sono interrotte, portando all'entrata in vigore di pesanti dazi su diversi prodotti canadesi. Ripercussioni dirette sul settore automobilistico.
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Le trattative miravano a ridurre i dazi del 25% sulle auto e a definire le regole di origine per la componentistica.
ROMA – È saltato l’accordo tra Stati Uniti e Canada sui dazi. Dopo giorni di trattative, i due governi non hanno trovato un’intesa e sono entrate in vigore le nuove tariffe americane del 50% su una serie di prodotti canadesi, dal cemento alle mazze da hockey, passando per il vino. Con effetti che si sentiranno anche su altri comparti, come l’auto, l’acciaio e l’alluminio, su cui Washington, in cambio di concessioni da parte di Ottawa, era ad un passo dallo scontare le imposte alla dogana.
Il valore delle importazioni colpito dalla nuova ondata, rispetto ad un valore dei commerci bilaterali pari a 900 miliardi di dollari, è di circa 20 miliardi. Numeri ridotti, ma quello che preoccupa è l’effetto. Il rinvio concesso da Trump aveva alimentato l’idea di un compromesso che si potesse allargare. Gli effetti più positivi ci sarebbero stati per Stellantis, che in Canada ha gli stabilimenti di Windsor e Brampton. La scorsa settimana il titolo in Borsa era rimbalzato fino al 6%. Anche le altre case Usa come GM, che ha fabbriche in Ontario e Quebec, e Ford, che ha la presenza più importante sempre in Ontario, avevano registrato performance positive.
Il Canada ha annunciato contromisure «dollaro per dollaro» e dall’8 settembre saranno colpiti acciaio, prodotti lattiero-caseari, elettrodomestici, macchinari agricoli, cellulosa, carta ed elettronica. Il premier Mark Carney ha definito le condizioni poste dagli Stati Uniti «ingiuste» e ha detto che era disponibile a ritirare i dazi di ritorsione su acciaio, alluminio e automobili. Washington, invece, accusa Ottawa di avere cambiato posizione all’ultimo.
La discussione per la riduzione dei dazi Usa sulle quattro ruote, oggi al 25%, fino al 15% grazie ad alcune deduzioni sulla componentistica ora si è bloccata. Trattativa parallela che visto l’incrinarsi dei rapporti si è interrotta. Anche perché gli Stati Uniti volevano escludere dal calcolo solo i componenti Usa. Ottawa chiedeva di considerare le parti prodotte in Canada e Messico. La catena produttiva è integrata: parti e veicoli attraversano più volte i confini.
Il colpo è pesante per Stellantis. Il gruppo guidato da Antonio Filosa nel piano al 2030 prevede 60 miliardi di investimenti, di cui il 60% in Nord America. Ma gli Usa fanno da idrovora, a partire dai 13 miliardi già annunciati nell’autunno del 2025. Per Stellantis il permanere del dazio al 25% significa costi industriali più alti e uno svantaggio rispetto ai concorrenti che importano da Europa, Giappone e Corea, oggi colpiti da tariffe al 15%. Tanto che GM, primo produttore Usa, rischia di perdere lo scettro a favore di Toyota.
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Entrata in vigore delle contromisure canadesi l'8 settembre.
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