Fine vita, il dibattito politico: Zangrillo chiede una legge nazionale
Il ministro della Pubblica Amministrazione sollecita l'intervento del Parlamento per evitare disparità regionali. Mons. Pegoraro: 'Meno armi e più cure palliative'
Quick Look
- Il ministro Paolo Zangrillo chiede una legge nazionale sul fine vita per evitare il turismo sanitario tra regioni.
- Renzo Pegoraro della Pontificia Accademia per la Vita sottolinea l'importanza di finanziare le cure palliative come alternativa.
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Why It Matters
Il dibattito sul fine vita in Italia è alimentato da sentenze della Corte Costituzionale e da iniziative legislative a livello regionale.
È "opportuno che l'Italia adottasse l'obbligo di proporre a tutti i cittadini percorsi di cure palliative" con "l'onere di reperirne fondi e finanziamenti. Una buona legge sulle cure palliative, in Italia, c'è già" ma "chi si propone a difensore della vita deve anche trovare i soldi per implementarle. Meno armi e più cure palliative". Lo afferma ad Avvenire mons. Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, dopo la legge del Veneto. "Non esiste alcun diritto all'aiuto al suicidio" ma "l'obbligo in capo allo Stato di prendersi cura, e anche di rispettare la volontà del singolo di non ricevere trattamenti".
"Penso che sul fine vita sia necessario che il Parlamento si esprima perché dobbiamo evitare il turismo sanitario, dobbiamo evitare che una famiglia che si trova ad affrontare una situazione del genere, che è una situazione drammatica si senta nella necessità di dover andare ad analizzare le discipline delle diverse regioni per vedere quella che gli è più congeniale". Così il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo a margine del Forum Ambrosetti.
"Si sono mosse tre regioni del centro-sinistra e una regione del centro-destra e questo conferma il fatto che non appartiene a uno schieramento ideologico questo tema ma è un tema sentito da tutti", ricorda Zangrillo parlando con l'ANSA. "Il Parlamento - ribadisce - deve intervenire su questo tema, naturalmente tenendo conto del fatto che ci sono degli aspetti molto critici che riguardano la sensibilità, la coscienza di ciascuno: la consulta si è già espressa diverse volte con diverse sentenze".
"Penso che sia opportuno che non sia la Consulta a doversene occupare, non sia la singola regione ma ci sia una legge dello Stato che nel rispetto delle diverse sensibilità riesca a tracciare una strada che sia rispettosa del pensiero di ciascuno", conclude il ministro.
Open Questions
- Quali saranno i tempi per una possibile discussione parlamentare?
- Come verranno armonizzate le diverse sensibilità politiche?







