Il patto prevede una difesa reciproca sul modello dell'articolo 5 della Nato
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L'accordo è stato firmato nel contesto della guerra in Medio Oriente e del rinnovato conflitto in Yemen.
Firmato a Gedda un accordo sulla difesa tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. A siglarlo il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, e il premier pachistano, Shabbaz Sharif. Lo riporta la tv di Stato turca Trt. Il patto, denominato "Accordo di Difesa Congiunta della Mecca" da Al-Arabiya, vincola i tre paesi nel contesto della guerra in Medio Oriente e del rinnovato conflitto in Yemen, paese confinante con l'Arabia Saudita.
"Rafforzare deterrenza collettiva"
L'intesa Pakistan, Arabia Saudita e Turchia "intende rafforzare la deterrenza collettiva contro ogni forma di aggressione e prevede che qualunque attacco armato contro qualunque dei tre Stati sarà considerato come un attacco a tutti loro". Lo afferma il ministero degli Esteri di Islamabad sul proprio profilo X. Un modello che richiama alla mente l'art. 5 della Nato.

L'Argentina ha ufficializzato l'acquisizione di 235 veicoli blindati dagli Stati Uniti per il proprio esercito. L'operazione, definita economicamente vantaggiosa, conferma il consolidamento dei rapporti militari tra Buenos Aires e Washington sotto Javier Milei.

Scoperto un deposito di armi segreto vicino a Berlino, attribuito dai servizi di sicurezza tedeschi all'intelligence russa. Parallelamente, il governo tedesco valuta sanzioni contro la Casa russa di Berlino in seguito a recenti incidenti con droni.

I ribelli Houthi yemeniti, sostenuti dall'Iran, hanno dichiarato di aver colpito con droni un aeroporto e un impianto petrolifero della Aramco nella regione saudita di Najran, vicino al confine yemenita.

La portaerei USS George Washington è giunta in Medio Oriente per sostituire la Abraham Lincoln, come annunciato dal Comando Centrale americano (Centcom) nell'ambito di un dispiegamento programmato.

Un caccia F-16 rumeno ha abbattuto un drone marino carico di esplosivo nelle vicinanze del sito di estrazione gas Neptun Deep. Il ministro della Difesa Radu Miruta ha escluso la provenienza ucraina del velivolo senza pilota.

L'Iran avrebbe valutato possibili attacchi contro asset militari statunitensi in Bulgaria e Cipro, oltre al sabotaggio di cavi sottomarini nello Stretto di Hormuz, come rappresaglia in caso di un'escalation del conflitto con gli Stati Uniti.