
Dino Keber aveva precedenti per aggressioni e maltrattamenti nei confronti della ex compagna Tania Terrin, poi uccisa prima che lui si impiccasse.
Dino Keber, l'uomo che ha ucciso la ex compagna Tania Terrin prima di togliersi la vita, aveva un passato di violenze e aggressioni documentato da denunce e da un ammonimento del Questore di Venezia.
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Dino Keber aveva precedenti per aggressioni e maltrattamenti nei confronti della ex compagna Tania Terrin, su cui la Procura aveva aperto un procedimento.
Chi era l’assassino
Dino Keber, meccanico e gestore di un'officina a Sambruson di Dolo, era noto alle forze dell'ordine e aveva anche un precedente specifico, un'aggressione nei confronti della ex compagna risalente ad aprile, su cui la Procura aveva aperto un procedimento per maltrattamenti e lesioni dopo la denuncia di lei. Sull'entità di quell'aggressione, alcune fonti parlano di un vero e proprio tentativo di strangolamento: la donna aveva perso i sensi, era andata in ospedale e lo aveva denunciato. Il Questore di Venezia, a giugno, aveva emesso un ammonimento, una misura preventiva usata per varie fattispecie, tra cui condotte sintomatiche di violenza domestica. Dopo quell'episodio di aprile, lei aveva mandato un messaggio ai vicini: "Se viene questa persona non apritegli", con tanto di foto per rendere chiaro di chi parlasse. Aveva raccontato a qualche altra condomina: "Me lo trovo spesso sotto casa”. Poi però non si erano registrati altri episodi di violenza e, recentemente, la vittima aveva affermato che con l'ex si erano visti e avevano parlato tranquillamente.
Le precedenti aggressioni
Quella di aprile era almeno la terza aggressione. Le prime due volte era successo a casa di lui. In una circostanza le aveva fatto male a un timpano, l'aveva graffiata, solo casualmente senza conseguenze. La madre della vittima, Marinella Forner, ha raccontato: "Sette o otto volte siamo state dai carabinieri. Mia figlia l'ha anche querelato. Doveva starle distante ma poi al massimo dopo un mese ritornava a farsi vivo”.
Dopo un'aggressione aveva portato Tania Terrin al pronto soccorso
Sarebbe stato lo stesso Dino Keber a portare in pronto soccorso Tania Terrin, dopo averla aggredita alcuni mesi fa fino a farle perdere i sensi, e questa circostanza non sarebbe stata allegata alla successiva querela della donna, inducendo la questura di Venezia a emettere nei confronti dell'uomo solo la misura dell'ammonizione. Lo si deduce - scrive Il Gazzettino - dagli atti d'indagine della Procura di Venezia sulle vicende precedenti il delitto. La misura pareva aver avuto effetto, poiché Keber si era calmato e i rapporti tra i due sembravano migliorati. A giugno Terrin era stata chiamata a riferire alla magistratura la situazione, e avrebbe fatto riferimento a una serata in pizzeria tra lei e Keber. Il legame tra i due, secondo gli accertamenti della Procura, sarebbe durato circa due anni con continui litigi ma secondo alcuni testimoni senza violenza fisiche. La madre della vittima, invece, ieri ha riferito di un pugno sferrato da Keber all'orecchio della figlia, quindi dello svenimento causato da un tentativo di strangolamento. Terrin non aveva comunque mai rimesso la denuncia per stalking, e la sua abitazione era stata sottoposta a controlli periodici da parte dei carabinieri. Risulta infine che l'uomo fosse seguito dai servizi sanitari per un passato di dipendenze e una forma di diabete.
Il passato violento di Keber
Secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, Keber avrebbe aggredito anche altre donne in passato. Le precedenti compagne dell’uomo hanno raccontato di relazioni con episodi di violenza: alcune lo avrebbero lasciato dopo aver subito aggressioni, altre lo avrebbero segnalato alle forze dell’ordine.
La madre di Tania: "Dino si era fatto un cappio e glielo agitava davanti"
La madre della vittima, intervistata dal Corriere del Veneto, ha raccontato che Dino Keber "da tempo si era costruito un cappio con una corda, e tutte le volte che mia figlia lo lasciava glielo mostrava manipolandola, dicendo che si sarebbe ucciso". Poi "venti giorni fa Dino mi aveva chiesto di incontrarci. Forse dovevo parlargli, dovevo ascoltarlo. Mia figlia me lo ha proibito".

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