
Il governatore era in congedo da quattro mesi dopo l'incriminazione per traffico di droga da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense
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Ad aprile, il Dipartimento di Giustizia USA ha incriminato Rocha Moya per collusione con il cartello di Sinaloa, chiedendone l'estradizione. Si tratta del primo caso di incriminazione pubblica di un politico messicano in carica.
Il governatore dello stato messicano di Sinaloa, Rubén Rocha Moya, accusato dagli Stati Uniti per traffico di droga, ha ripreso oggi le sue funzioni dopo quattro mesi di congedo. Lo ha annunciato lo stesso governatore in un lungo messaggio su X in cui afferma che durante il periodo di assenza è stato a disposizione della giustizia messicana che non ha riscontrato evidenze sulle accuse mosse dagli Usa nei suoi confronti.
"È mio dovere adempiere al mandato conferitomi dal popolo di Sinaloa, che mi ha eletto a capo del potere esecutivo per governare fino al 31 ottobre 2027", ha scritto Rocha Moya, denunciando quindi le "false accuse mosse contro di me da un ufficio del governo degli Stati Uniti, motivate da interferenze politiche dell'estrema destra nazionale e straniera, senza alcuna prova".
Ad aprile, il Dipartimento di Giustizia statunitense aveva accusato Rocha Moya e altre nove persone di collusione con il cartello di Sinaloa per la distribuzione di droga negli Stati Uniti, chiedendone quindi l'estradizione, un gesto inedito trattandosi della prima volta che gli Stati Uniti hanno incriminato pubblicamente un politico messicano in carica.
L'iniziativa di Washington era scaturita in una crisi diplomatica con il governo di Claudia Shinbaum, che, prima di agire contro un esponente di spicco del suo partito (Morena) ha chiesto agli Usa di fornire prove "inconfutabili" delle accuse mosse contro Rocha Moya.

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