Modello Airbnb: cresce l’economia delle piattaforme, Italia terreno di conquista per gli stranieri
La ricerca del Politecnico di Milano svela la scarsa presenza di piattaforme digitali domestiche nel mercato italiano.
Quick Look
- Una ricerca del Politecnico di Milano evidenzia la dipendenza dell'Italia dalle piattaforme digitali estere.
- Solo il 26,3% delle piattaforme attive nel Paese è di origine domestica, un dato nettamente inferiore rispetto a USA, Cina e altri partner europei.
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Why It Matters
La ricerca analizza la diffusione delle piattaforme digitali in 8 settori economici in 6 Paesi, confrontando la quota di piattaforme domestiche.
MILANO – Le piattaforme dominano sempre più la nostra vita. Basta pensare a colossi digitali come AirBnb, Amazon, Uber, Spotify, Meta o Google. Una presenza, quella delle grandi realtà internazionali, sempre più ingombrante sul mercato. Un mercato dominato da Stati Uniti e Cina e nel quale l’Italia rischia di diventare solo portatrice di consumatori.
A svelare l’economia di queste piattaforme è la ricerca dell’Osservatorio Platform Thinking Hub del Politecnico di Milano, presentata oggi.
Partiamo però dalla definizione: cosa si intende per piattaforma? Ebbene, è quel modello di impresa che “crea valore mettendo in relazione due o più gruppi interdipendenti di utenti, tra cui esistono effetti di rete”. Pensiamo ad Airbnb, che collega chi cerca un alloggio con chi ha interesse a metterlo sul mercato: la soddisfazione dell’uno aumenta quella dell’altro. Ma anche quei modelli “come i motori di ricerca o i social media supportati dalla pubblicità: gli utenti utilizzano gratuitamente il servizio, ma la loro attenzione, i loro comportamenti e i dati diventano una risorsa per gli inserzionisti”.
Dai dati dell’Osservatorio emerge che “l’Italia insegue a distanza i mercati americano e cinese, ma anche le altre realtà europee comparabili”.
L’Osservatorio ha fotografato lo stato della platform economy selezionando 10 piattaforme rilevanti in 8 diversi ambiti economici (commercio, viaggi, mobilità, finanza, lavoro, media, industria e sanità) in 6 Paesi - Stati Uniti, Cina, Francia, Germania, Spagna e Italia - censendo 279 piattaforme a livello globale. Quel che emerge è che l’Italia ha la quota più bassa di piattaforme “domestiche”: tra le 80 identificate nel mercato italiano sono appena 21 le realtà fondate nella penisola, il 26,3% del totale. Mentre la quota sale al 30,4% in Spagna, al 33,8% in Germania, al 42,5% in Francia, per toccare l’88,8% negli Stati Uniti e il 91,7% in Cina.
In Italia le piattaforme domestiche, infatti, sono solo 21 su 80. Di queste, 7, pari al 33,3%, sono "incumbent-built” ossia sviluppate da organizzazioni che avevano un’attività già avviata. Tra le 21 piattaforme domestiche italiane troviamo nomi che vanno da Telepass a Bancomat, da Everli a Satispay, da Serenis a Unobravo.
La distribuzione nei settori è molto diversa. Nel lavoro e nei servizi professionali e nella salute, assistenza e benessere 5 delle 10 piattaforme selezionate in ciascun settore sono nate in Italia. Nella mobilità sono 4 su 10; nella finanza e nell’industria 3 su 10; nei viaggi una su 10. Nel commercio e nei media, invece, nessuna delle dieci piattaforme selezionate è nata in Italia.
Open Questions
- Quali politiche industriali potrebbero favorire la nascita di piattaforme italiane?
- Come influisce la frammentazione del mercato europeo sulla crescita delle piattaforme locali?







