Processo Regeni, la Procura chiede l'ergastolo e tre condanne
Richiesto l'ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e 17 anni e mezzo per gli altri tre imputati per l'omicidio del ricercatore friulano
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La Procura di Roma ha chiesto l'ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e 17 anni e mezzo per altri tre agenti dei servizi segreti egiziani imputati per il sequestro, la tortura e l'omicidio del ricercatore Giulio Regeni.
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Why It Matters
Il ricercatore Giulio Regeni è stato rapito il 25 gennaio 2016 al Cairo e trovato morto con segni di tortura il 3 febbraio successivo.
La Procura chiede l'ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, ritenuto l'uomo che ha materialmente ucciso il ricercatore friulano, e 17 anni e mezzo per Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr. I 4 sono irreperibili da anni. Il 28enne scomparve da Il Cairo il 25 gennaio 2016: il corpo senza vita, con segni di tortura, fu ritrovato il 3 febbraio. Avvocata famiglia Regeni: "In pochi avrebbero scommesso che saremmo arrivati a un processo e a una sentenza. È già una vittoria ma non ci accontentiamo"
Sono passati più di 10 anni, 3.890 giorni per la precisione, da quando il corpo del ricercatore 28enne Giulio Regeni fu trovato senza vita a Il Cairo, in Egitto, con evidenti segni di violenze e torture: era il 3 febbraio 2016. Era stato sequestrato il 25 gennaio. Oggi, 28 settembre, arriva la sentenza della prima Corte d’Assise di Roma, chiamata a decidere sulla richiesta avanzata dalla Procura nei confronti dei quattro imputati per l’omicidio di Regeni, tutti uomini dei servizi segreti egiziani. Non si sono mai presentati in aula e sono formalmente irreperibili e irrintracciabili da anni, a causa della mancanza di cooperazione egiziana. Per uno di loro, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, ritenuto l'uomo che ha materialmente ucciso il giovane italiano, il pm Sergio Colaiocco chiede l’ergastolo. Gli altri, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr, rischiano 17 anni e mezzo di carcere. La presidenza del Consiglio dei ministri, tramite l’Avvocatura dello Stato, ai quattro imputati ha chiesto un risarcimento di due milioni di euro.
Legale famiglia Regeni: “Questa è già una vittoria ma non ci accontentiamo”
Nell’aula di piazzale Clodio sono presenti i genitori e la sorella di Giulio Regeni. "Siamo qui oggi nonostante questo faticosissimo percorso a ostacoli, in salita. Grazie a tutti, alla scorta mediatica e al popolo giallo. In pochi avrebbero scommesso che saremmo arrivati a un processo e poi a una sentenza. Questa è già una vittoria ma non ci accontentiamo", ha detto l'avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni. “Tutto quello che il regime egiziano poteva mettere in campo per impedire questo processo lo ha fatto, però questa famiglia è resistente. I Regeni lo hanno fatto per noi e se oggi i nostri diritti valgono un po' di più è merito loro", ha aggiunto. A chi le ha chiesto un commento sulla recente visita del ministro degli Esteri Antonio Tajani in Egitto, con il presidente Al Sisi, ha risposto: "Non ci riguarda, perché la nostra è una democrazia: c'è la separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione". All'esterno del tribunale di Roma, presente anche la segretaria del Pd Elly Schlein.
Pm Colaiocco: "Egitto ha deciso di coprire gli aguzzini di Regeni"
Il pm Colaiocco, nell’udienza in cui ha formulato la richiesta delle pene (lo scorso 23 giugno), ha parlato di “una verità processuale costruita attraverso prove documentali, prove dichiarative, prove tecnico-scientifiche, riscontri esterni, convergenze indipendenti, verifiche dibattimentali”. Il processo è stato voluto con forza dai pm di piazzale Clodio, contro “il silenzio e le menzogne” dell’Egitto che “ha deciso di coprire e proteggere gli aguzzini”, fornendo versioni di comodo o “veri e propri falsi” e coprendo prove. Per i pm ciò che si giudica “non è la semplice soppressione di una vita umana”, ma “l’esercizio metodico, freddo, organizzato della violenza su un uomo inerme” e “il sequestro di una persona sottratta a ogni garanzia”.
Il movente
Il movente, secondo la Procura, starebbe nella "errata percezione di attività di intelligence ostile” da parte di Regeni. “Il sequestro e le successive torture si collocano, in questa prospettiva, come strumenti utilizzati per ottenere informazioni che la vittima non era in grado di fornire. La ricostruzione degli apparati egiziani si rivela, alla luce degli elementi acquisiti, radicalmente infondata. Le stesse modalità della tortura, nella loro durata ed efferatezza, confermano la dinamica persecutoria, sino al tragico esito finale. Ne emerge una responsabilità concorsuale a struttura progressiva, nella quale ogni imputato occupa un ruolo funzionale specifico”, dicevano i pm nella requisitoria di quest'estate.
La difesa degli 007 sostiene che dietro l'omicidio ci siano gruppi terroristici
I difensori dei quattro 007 del Cairo imputati hanno sempre sostenuto che Regeni non fu mai “sequestrato da appartenenti alla National Security, perché non vi era alcun interesse da parte di Al Sisi a rovinare i rapporti con l’Italia”. La vicenda, sostengono, sarebbe invece “opera di gruppi terroristici che operavano in Egitto in quegli anni per ostacolare la politica energetica dell'Italia”.
Il caso Giulio Regeni
Giulio Regeni era nato a Trieste, il 15 gennaio del 1988. Si trovava a Il Cairo nell’ambito del dottorato che stava svolgendo all’Università di Cambridge: lavorava a un progetto sulle trasformazioni del mondo del lavoro in Egitto e sui sindacati indipendenti egiziani. Era nel Paese dal settembre del 2015. Di lui si perdono le tracce il 25 gennaio 2016, dopo che era uscito di casa per andare in piazza Tahrir, nel giorno del quinto anniversario della rivoluzione egiziana. Scompare nei pressi di una fermata della metropolitana, non lontana dal centro città. Il suo corpo, seminudo e con segni di tortura, viene ritrovato il 3 febbraio lungo la superstrada che collega il Cairo con Giza. Parte subito l’inchiesta delle autorità italiane, parallelamente ai depistaggi: il Cairo avanza varie ipotesi per l’omicidio di Regeni, dall’incidente all’omicidio passionale e lo spaccio di droga. Fino ad arrivare all’uccisione di cinque presunti sospettati dell’omicidio, il 24 marzo 2016.
Open Questions
- I quattro imputati compariranno mai davanti a un giudice italiano?
- Quali saranno le reali conseguenze diplomatiche tra Italia ed Egitto?







