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Le sanzioni individuali Ue contro la Russia per l'invasione dell'Ucraina del 2022 vengono normalmente rinnovate ogni sei mesi. Questa volta sono state estese a tre anni, ma con l'esenzione di due oligarchi sotto pressione di Francia, Slovacchia e Lussemburgo.
Alla fine i 27 hanno trovato l'intesa. Le sanzioni individuali che colpiscono oltre 3.000 persone fisiche e giuridiche russe per l'invasione dell'Ucraina del 2022 sono state rinnovate, per ben tre anni (invece dei soliti 6 mesi). Però due oligarchi sono stati graziati. Ovvero il russo-uzbeko Alisher Usmanov e il russo-israeliano Mikhail Fridman, su insistenza del tandem Francia-Slovacchia per quanto riguarda il primo e del Lussemburgo per il secondo.
La decisione ha innescato l'ira di Kiev: è una "vergogna", ha tuonato senza mezzi termini il ministro degli Esteri Andrii Sybiha. "Mosca - ha notato - sta festeggiando perché ha ottenuto ciò che voleva". A fargli eco, da New York, Volodymyr Zelensky. La scelta, proprio nel momento in cui Mosca sta martellando le città ucraine, è "controproducente" e si tradurrà in un boomerang. L'accordo è arrivato dopo un'inedita proroga di una settimana, decretata per permettere ai 27 di superare l'impasse, aggravatosi quando Parigi ha sposato la linea di Bratislava - mossa che ha colto gli altri 25 di sorpresa - per ragioni di altissimo "interesse nazionale".
In pratica si tratta di uno scambio. Con la rimozione delle sanzioni ad Usmanov si aprirebbe la via del rilascio di diversi cittadini francesi detenuti in Azerbaigian, con cui l'oligarca ha stretti legami (peraltro anche la Turchia ha fatto pressioni a suo favore). Diverse fonti diplomatiche hanno descritto la situazione come un "ricatto", che rischia di costituire un precedente -- dunque la scelta di estendere la misura per 3 anni e 'blindare' lo status quo.
"Nel quadro della revisione delle sanzioni, il Consiglio ha inoltre deciso di non rinnovare l'inserimento nell'elenco di tre persone fisiche e una giuridica, nonché di rimuovere dall'elenco tre persone decedute", si legge in una nota diffusa dopo la conclusione della procedura scritta. Il Lussemburgo ha chiesto invece la revoca delle sanzioni contro Fridman poiché il ricco uomo d'affari russo ha citato in giudizio il Granducato per quasi 15 miliardi di euro, circa la metà del suo bilancio annuale.
Nell'aprile 2024 la Corte di Giustizia aveva peraltro stabilito che l'Ue non avesse presentato prove sufficienti per dimostrare il sostegno di Fridman - e il socio russo-lettone Petr Aven - alle azioni o alle politiche del Cremlino contro l'Ucraina. La Lettonia aveva però impugnato la decisione. Ed è stata proprio Riga, nel corso del negoziato, ad aver posto il veto sino all'ultimo. "È stata una posizione moralmente corretta e i nostri alleati in Ucraina l'hanno apprezzata", ha sottolineato il primo ministro Andris Kulbergs, che poi ha spiegato di aver optato per l'astensione e di aver disposto sanzioni "nazionali" per gli oligarchi.
Ma c'è di più. Kulbergs ha anche rivelato di essersi sentito con il presidente francese Emmanuel Macron e di aver con lui concordato un "incremento" della presenza militare francese nel Paese, specie per quanto riguarda "la difesa aerea". Inoltre inizieranno presto i negoziati per l'ingresso della Lettonia nel progetto di scudo nucleare francese per gli alleati europei (che tuttavia era stato già annunciato). Insomma, pure qui una contropartita.
AI outlook — possibilities, not facts
L'Ue affronterà pressioni per revisionare nuovamente le sanzioni entro i prossimi 12 mesi
Likely · Within months
La cooperazione militare franco-lettone si intensificherà nei prossimi mesi
Very likely · Within months

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