Come richiedere la riduzione o l'azzeramento del secondo acconto Irpef nel 730 precompilato
Quick Look
- I contribuenti che hanno presentato il 730 con sostituto d'imposta possono richiedere entro il 12 ottobre la modifica del secondo o unico acconto Irpef se ritengono che l'imposta dovuta per il 2026 sia inferiore a quella indicata nella dichiarazione.
- La richiesta non esclude il pagamento futuro di eventuali differenze e varia a seconda che il sostituto sia il datore di lavoro o l'Inps.
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Why It Matters
La dichiarazione dei redditi precompilata 730 include gli acconti Irpef calcolati sui dati dell'anno precedente. Se la situazione reddituale del contribuente cambia durante l'anno in corso, è possibile richiedere una revisione dell'importo da trattenere in busta paga.
Tale facoltà non comporta un rinvio automatico o uno sconto fiscale sul dovuto per l’anno in corso. A poter fare richiesta sono i contribuenti certi che l’acconto frutto del 730 sia superiore rispetto all’imposta richiesta per l’anno in corso.
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Nel prospetto di liquidazione del 730 compaiono gli importi della seconda rata o della rata unica dell’acconto Irpef che il sostituto d’imposta dovrà trattenere dallo stipendio. Il calcolo dipende però dai dati disponibili al momento della dichiarazione: nel corso dell’anno potrebbero essere subentrate delle novità alla situazione del contribuente che non giustificano tali importi.
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Nel 2026, per esempio, il reddito può risultare molto inferiore rispetto a quello dichiarato nell’anno precedente oppure il contribuente, a parità di mansione, potrebbe aver lavorato per meno mesi. Fattori esterni possono poi contribuire a ridurre in modo sensibile il reddito ma a cambiare possono essere anche le condizioni alla base dell’imposta.
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La richiesta di riduzione o l'eliminazione del secondo acconto può essere fatta anche nel caso della cedolare secca laddove nel corso dell’anno sia calato il reddito frutto di locazione o il contratto sia cessato del tutto.
Stando al calendario ufficiale della dichiarazione precompilata stilato dall’Agenzia delle Entrate, c’è tempo fino a lunedì 12 ottobre per comunicare al proprio sostituto d’imposta l’intenzione di modificare il secondo o unico acconto Irpef rispetto a quanto indicato nel 730. Sabato 10 ottobre è invece la data da cerchiare in rosso sul calendario per chi ha l'Inps in qualità di sostituto d’imposta.
Da questa procedura sono esclusi i contribuenti che hanno presentato un 730 senza sostituto d’imposta oppure hanno inviato una dichiarazione tramite il modello Redditi. In entrambi i casi, il versamento del secondo o unico acconto Irpef va fatto tramite F24 entro il 30 novembre.
La richiesta non equivale a palesare un rifiuto nel pagamento relativo all'acconto sull’imposta. Spetta al contribuente operare una stima sull’effettivo dovuto per l’intero anno 2026 e indicare quale acconto sia ragionevole corrispondere. Un esempio pratico aiuta meglio a chiarire: se dal 730 emerge un secondo acconto da 2mila euro ma il contribuente ritiene che l’Irpef 2026 sia molto più basso e ipotizza un acconto "corretto" di mille euro dovrà chiedere al sostituto di imposta di trattenere quella somma. Nei casi estremi, esiste la possibilità di fare domanda per l’azzeramento di parte del tributo.
In base al tipo di sostituto d’imposta cambia anche la procedura per la richiesta. Per chi ha l’Inps, l’istituto mette a disposizione sul sito il servizio telematico “Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino”. Dipendenti e pensionati possono provvedere all’invio diretto, accedendo con la propria identità digitale (SPID, CIE, CNS o eIDAS) nel sito o nell’app per smartphone e tablet Inps Mobile. L’Inps precisa che la scelta di versare meno di quanto indicato nel prospetto di liquidazione avviene sotto la responsabilità del contribuente. Mentre per chi ha il datore di lavoro come sostituto d’imposta andrà fatta una comunicazione specifica nel quale si dichiara di voler modificare il secondo acconto.
Come detto, la procedura non apre la strada alla cancellazione dell’imposta. Ipotizzando, dalle verifiche, un dovuto a fine 2026 superiore a quello versato, l'Agenzia delle Entrate comunicherà al contribuente la differenza da pagare. Di riflesso, la procedura potrebbe sgravare del tutto o in parte le trattenute fiscali nell’immediato sulla busta paga di novembre ma, se la stima non fosse corretta, c’è il rischio di dover versare la quota restante in un secondo momento.
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Open Questions
- Qual è la percentuale di contribuenti che utilizza effettivamente questa facoltà di modifica dell'acconto?
- Ci sono sanzioni nel caso in cui la stima del contribuente si riveli significativamente inferiore al dovuto effettivo?
- L'Agenzia delle Entrate effettua controlli a campione sulle richieste di riduzione dell'acconto?






