
Secondo i dati del Consejo Regulador del Tequila, l'Italia ha raggiunto la quinta posizione mondiale nelle importazioni di tequila tra gennaio e agosto 2026, con 3,12 milioni di litri importati (+24,6% rispetto al 2025), superando la Germania nonostante il calo generale del mercato internazionale.
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L'Italia aveva già mostrato un forte interesse per il tequila di qualità, occupando il primo posto negli importatori per qualità prima di scendere al secondo dietro Puerto Rico nel 2026.
Secondo i dati del Consejo Regulador del Tequila, l'Italia continua a scalare le classifiche globali delle importazioni del celebre distillato messicano. Tra il 1º gennaio e il 30 agosto 2026 il mercato italiano ha raggiunto la quinta posizione mondiale, superando la Germania e piazzandosi alle spalle di Stati Uniti, Spagna, Canada e Regno Unito.
Le esportazioni dal Messico verso l'Italia hanno toccato i 3.123.239 litri, segnando un aumento del 24,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. L'incremento si distingue in un mercato internazionale in generale calo, penalizzato dalle flessioni di Stati Uniti (-9,3%), Germania (-28,2%) e Francia (-29,9%). Il risultato migliora ulteriormente l'andamento del primo semestre, quando la Penisola occupava il sesto gradino.
Dopo essere stata in vetta alla classifica degli importatori per qualità, l'Italia è oggi al secondo posto dietro a Puerto Rico, che l'anno scorso non appariva nei primi 10 posti. Dei volumi totali italiani, 2.600.882 litri appartengono alla pregiata categoria 100% agave, pari all'83,2% delle importazioni. Questa proporzione resta comunque nettamente superiore a quella di altri grandi acquirenti europei come la Spagna (12,2%) e la Germania (17%).

La Borsa di Tokyo apre la settimana in ribasso con il Nikkei in calo dell'1,09% a 65.680,83 punti, a causa dei nuovi bombardamenti statunitensi in Iran che aumentano il rischio di escalation in Medio Oriente e fanno salire i prezzi del greggio. Lo yen resta debole contro dollaro ed euro, vanificando l'intervento congiunto Giappone-Usa di fine luglio.

L'inflazione torna a crescere in Europa, spinta dalla componente energetica, con il dato italiano atteso al 3,4%. Negli Stati Uniti, la Fed valuta nuove mosse sui tassi mentre l'inflazione persiste sopra l'obiettivo del 2%.

Dopo il fallimento dei negoziati commerciali, Stati Uniti e Canada hanno avviato una guerra commerciale reciproca con dazi fino al 50% su quasi 900 prodotti, tra cui carta igienica. Gli USA hanno già imposto dazi del 50% su alcuni beni canadesi dall'8 settembre, mentre il Canada ha risposto con misure simmetriche. Gli Stati Uniti importano dal Canada carta igienica per 328 milioni di dollari l'anno, rendendolo il principale fornitore. Catene come Costco si riforniscono in gran parte dal Canada.

Secondo un report di Confapi, le Pmi italiane temono più la chiusura dello Stretto di Hormuz che i dazi americani. Il 56% delle aziende ricorre all'autofinanziamento a causa delle difficoltà di accesso al credito, frenando gli investimenti in innovazione.

Il controesodo di fine agosto è segnato da traffico, cantieri e rincari dei carburanti. Il Codacons segnala il diritto al rimborso del pedaggio per ritardi e blocchi, ma denuncia la scarsa informazione e la complessità burocratica che ne ostacolano l'accesso.

Il persistere della crisi energetica in Medio Oriente spingerà l'inflazione dell'Eurozona sopra il 3% ad agosto, raggiungendo il 3,3% e toccando i massimi da tre anni. La dinamica dei prezzi aumenta la pressione sulla BCE per un possibile rialzo dei tassi.