Lavitola afferma di aver agito per proteggere Ranucci da un attentato
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Valter Lavitola ha dichiarato davanti ai giudici del Riesame di aver agito per proteggere l'amico Ranucci da un presunto attentato, negando qualsiasi movente politico e spiegando di aver cercato di rafforzarne la scorta per due mesi dopo i fatti di ottobre.
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Why It Matters
Valter Lavitola è indagato in relazione a presunti illeciti legati alla figura di Ranucci, con la Procura di Roma che ipotizza un movente politico dietro le azioni dell'indagato.
"Con Ranucci c'era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me". E' quanto ha sostanzialmente affermato, nel corso di dichiarazioni spontanee, Valter Lavitola davanti ai giudici del Riesame in base a quanto hanno riferito i suoi legali, gli avvocati Sergio e Arturo Cola. Il Riesame si è riservato di decidere in merito alla richiesta di domiciliari che i legali hanno individuato in un casa in Basilicata nella disponibilità dell'indagato.
"Ho fatto tutto questo - ha riferito inoltre Lavitola - per proteggere Ranucci da un attentato di cui avevo notizie. C'era la necessità di proteggerlo tanto che per due mesi dopo i fatti di ottobre ho chiamato Ranucci per chiedere che la scorta gli fosse rafforzata". Secondo quanto riferiscono i legali "è insussistente il movente politico che la Procura di Roma ipotizza. In base a quanto ribadito anche oggi da Lavitola, Ranucci non ha mai inteso candidarsi ed entrare in politica.
Anzi Ranucci si è spesso lamentato che Lavitola proponesse l'argomento".
Open Questions
- Quali erano le concrete notizie di attentato di cui parla Lavitola?
- Perché la richiesta di domiciliari è stata presentata per un'abitazione in Basilicata?
- Quali sono stati i 'fatti di ottobre' a cui si riferisce Lavitola?






