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Prosegue in forte rialzo, alla fine della mattinata, il prezzo del petrolio con il rinfocolarsi della tensione fra Usa e Iran. Il greggio Wti, dopo aver superato brevemente la soglia dei 75 dollari, viaggia ora a quota 74,6 dollari al barile con un aumento del 6%.
Il Brent del Mare del Nord avanza del 5,9% a 78,5 dollari.

L'Italia importa oltre metà del suo jet fuel, con il 10% della domanda totale dipendente dallo Stretto di Hormuz. Sebbene il gasolio sia anch'esso importato in gran parte dall'area, la maggiore diversificazione del mercato riduce le criticità rispetto al carburante per aerei.

Gli stoccaggi europei di gas, fermi al 57% a fine luglio, rischiano di non raggiungere l'80% entro novembre. La concorrenza asiatica nell'acquisto di Gnl e i prezzi poco competitivi complicano il riempimento, rendendo necessario un possibile rialzo dei prezzi.

I prezzi del gas naturale in Europa superano i 65 euro al megawattora, toccando i massimi da cinque mesi. Il rialzo segue l'andamento del petrolio dopo le minacce di sanzioni economiche di Donald Trump contro l'Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz.

La Commissione europea rassicura sulla sicurezza dell'approvvigionamento di gas per l'inverno. Con gli stoccaggi al 62%, la portavoce Eva Hrncirova definisce la situazione stabile, nonostante il contesto globale volatile e l'impatto delle ondate di calore.

Aiel e Uncem sollecitano il Governo a estendere gli incentivi per il rinnovo delle caldaie agli impianti a legna e pellet. Il presidente Marco Bussone propone di sostituire i vecchi sistemi con tecnologie a biomassa per favorire il risparmio energetico.

Eni e Sonatrach hanno firmato un nuovo protocollo d'intesa per ampliare la cooperazione nella decarbonizzazione e nella riduzione delle emissioni in Algeria, includendo forestazione e monitoraggio del metano.