
Risposta all'articolo di Corrado Augias su Repubblica: le azioni messe in campo a Roma tra adattamento climatico, verde e comunità energetiche.
Lettera aperta in risposta a Corrado Augias sulle sfide del cambiamento climatico, focalizzata sulle azioni concrete avviate a Roma: dalla Strategia di Adattamento Climatico al Piano Caldo, forestazione urbana e comunità energetiche.
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Risposta a un precedente articolo di Corrado Augias pubblicato su Repubblica riguardo agli effetti psicologici e materiali del cambiamento climatico estivo.
Caro Augias,
ti volevo ringraziare per il tuo articolo pubblicato da Repubblica. Vai al cuore delle questioni che il cambiamento climatico ci pone davanti: non soltanto in termini di scelte politiche e di governo, ma nella vita quotidiana delle persone. Il caldo terribile di questa estate ce lo ha fatto sentire sulla pelle e contribuisce ad alimentare quella sensazione di disagio e di pessimismo di cui scrivi.
Colgo l’occasione per raccontarti, molto sinteticamente, quello che stiamo cercando di fare a Roma. Non perché l’azione di una città possa essere sufficiente di fronte a un fenomeno di queste dimensioni, ma perché credo che proprio dalle città possano venire alcune risposte concrete e, forse, qualche ragione per non rassegnarsi al pessimismo.
Il clima, nostra priorità
La nostra prima scelta è stata quella di considerare, fin dal momento dell’insediamento, il clima una priorità dell’azione amministrativa e di farlo sulla base della scienza. Abbiamo creato un ufficio dedicato e, lavorando con Cnr, Enea, Ispra, Cmcc e le Università, approvato la prima Strategia di Adattamento Climatico di Roma. Abbiamo messo nero su bianco i rischi legati ad alluvioni, siccità e aumento delle temperature e individuato gli interventi necessari, a partire dalla protezione delle persone più vulnerabili. Allo stesso tempo abbiamo alzato l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 al 66 per cento entro il 2030 rispetto al 2003.
Il lavoro sull’acquedotto
Un terreno decisivo è l’acqua. Stiamo riducendo le perdite della rete e mettendo in sicurezza il Peschiera, l’acquedotto da cui dipende gran parte dell’approvvigionamento della città. Ma ora vogliamo fare un passo ulteriore: recuperare e riutilizzare l’acqua dei depuratori per irrigare i parchi e quindi raffrescare la città, per l’agricoltura, gli usi industriali e la pulizia delle strade. Con Acea stiamo lavorando a un grande progetto pluriennale che presenteremo nei prossimi mesi.
Il Piano Caldo
E poi naturalmente c’è il caldo. Negli ultimi tre anni la temperatura media a Roma è stata quasi due gradi superiore alla media del periodo 1990-2020. A luglio abbiamo presentato il primo Piano Caldo della città, mettendo insieme politiche sociali, protezione civile, verde, acqua e trasformazione dello spazio urbano. Abbiamo creato una rete di 178 rifugi climatici gratuiti e, con “Il grande freddo”, aperto gratuitamente 11 cinema climatizzati nelle settimane più calde dell’estate. Una piccola iniziativa, se vuoi, ma il successo che ha avuto ci dice quanto sia ormai concreto il bisogno di ripensare le città di fronte alle nuove temperature.
60 mila nuovi alberi nelle strade
Questo significa soprattutto più verde e meno asfalto. Dal 2021 abbiamo 60 mila alberi in più sulle strade e nei parchi e quasi 700 mila nuovi alberi e arbusti in 65 nuovi boschi urbani: la più grande operazione di forestazione mai realizzata a Roma e la più rilevante oggi in Italia. Abbiamo aumentato di 187 ettari parchi e giardini e depavimentato 45 mila mq di suolo. E con il nuovo regolamento edilizio abbiamo reso molti di questi interventi strutturali e obbligatori per il futuro della città, in qualsiasi intervento di edilizia pubblica e privata.
Le comunità energetiche
C’è però un punto del tuo articolo che considero particolarmente importante. La transizione ecologica non può diventare un lusso per chi se la può permettere. Chi deve fare i conti ogni mese con l’affitto, le bollette e le difficoltà della vita quotidiana non può essere chiamato semplicemente a sostenere il costo della transizione. Per questo stiamo investendo sulle comunità energetiche, mettendo a disposizione i tetti delle scuole e degli edifici pubblici per produrre e condividere energia solare, e stiamo aiutando concretamente le persone a ridurre i propri consumi e le proprie bollette.
Un problema epocale
Le città, da sole, non possono farcela. Hai ragione: siamo di fronte a un problema epocale che richiede l’impegno dei governi e un cambiamento del modello di sviluppo su scala globale. Ma proprio nelle città si vede anche che agire è possibile. A Roma, tra il 2003 e il 2023, le emissioni di CO2 sono diminuite del 44 per cento. Gli investimenti che stiamo facendo su metropolitane e tram, autobus elettrici, efficienza energetica delle scuole, acqua e verde ci consentiranno di accelerare ancora.
La sfida di tutti
Su Repubblica, Jonathan Safran Foer scriveva che di fronte a un cambiamento così gigantesco la responsabilità individuale è necessaria, ma non basta. È esattamente questo il punto. Nessuno può affrontare da solo una sfida di queste dimensioni: né una persona, né una città, né un Paese. Dobbiamo farlo insieme. E forse proprio la capacità di dimostrare, con risultati concreti, che cambiare è possibile è il modo migliore per contrastare il pessimismo di fondo che attraversa il tuo articolo e che, come racconti, si sta purtroppo facendo strada anche tra i più giovani.

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